Whatsapp. 6 inevitabili gioe e dolori √√.

Cari amici, e anche cari nemici
oggi spenderò un po’ di parole su Whatsapp, e sulle gioie e dolori di questa fantastica applicazione.

Le foto:
le foto di w.app, sia quelle che inviamo che quelle che ci inviano in genere vengono salvate in una cartella a parte. Questa cartella presenta delle caratteristiche molto simpatiche:
– contiene un numero impressionante di foto (che si aggira intorno a 4-500)
– tali foto non hanno alcun nesso logico tra lor
– tali foto in realtà non hanno nemmeno alcun senso d’essere
– tali foto in molti casi sono imbarazzanti al punto che se un nostro parente o conoscente sfogliasse questa gallery, forse ci considererebbe dei maniaci o quantomeno degli strani soggetti affetti da problemi mentali gravi.
Voglio darvi un’idea della situazione elencandovi alcune delle prime foto della mia cartella di immagini-w.app:
una bestemmia scritta su un muro, una pentola piena di sangria, uno screenshot che mostra una conversazione sconveniente avvenuta su w.app. Fate questo esperimento anche voi. Basta fermarsi alle prime dieci, ve lo assicuro.
Ad ogni modo, cancellare queste foto è impossibile, perché troppi sono i ricordi e le emozioni che ci legano ad esse.
Quindi piuttosto che il dolore della separazione tutti preferiamo un
potenziale imbarazzo seguito da farfugliate spiegazioni da dare al nostro interlocutore.

I gruppi:
una funzione che potrebbe rivelarsi molto utile su w.app è quella della creazione delle chat di gruppo.
Appunto potrebbe, ma non è così. Perché dopo aver usato la chat per un’occasione organizzativa tipo la pianificazione di una vacanza, l’acquisto di un regalo ad un amico ecc.. passata l’esigenza il gruppo resta aperto e viene usato per le questioni più futili. Il che non sarebbe sempre una cosa cattiva, se solo non fosse che la situazione finisce sempre per degenerare, e tutti scrivono qualsiasi cosa e in qualsiasi momento. Ne consegue l’arrivo di notifiche sonore a raffica, l’accumularsi di messaggi non letti che devi leggere per capire che sta succedendo, messaggi di buongiorno e buonanotte e nel peggiore dei casi (e specialmente per gli over 40) quelle immagini ormai assolutamente demodè accompagnate da una frase che vorrebbe essere arguta, ma fa gelare il sangue nelle vene.

Tipo questa:

memeLa categoria più bella resta quella delle chat di gruppo dei colleghi di lavoro: non basta far finta di non odiare i propri colleghi in ufficio, lo strazio deve continuare anche quando arrivi a casa e stai preparando la cena.
Personalmente ho silenziato i gruppi e nascosto le notifiche, così vado a leggerli solo quando mi va.
Cioè mai.

L’ultimo accesso su w.app e le spunte blu:
perché? Perché esiste una cosa del genere? Perché non posso ignorare un messaggio fingendomi momentaneamente altrove, in coma, rapito dagli alieni, impegnato nella lettura di un autore russo mentre sono sulla tazza del cesso,perché? Perché esistono le due spunte blu per un messaggio di merda, mentre se mando una mail a un professore o un cv. a qualcuno non devo sapere se questi hanno li hanno letti o no?
Personalmente ho disattivato  entrambe le cose: non rinuncio al mio diritto a mentire.
Un avviso mi ha subito comunicato che disattivando spunte e accesso miei, non avrei visto nemmeno quelli altrui.
Avrei voluto rispondere “Mi stai dando solo un altro motivo per farlo”.

I messaggi vocali:
Ok, sono una trovata carina. Sono pratici e veloci e a volte possono evitare quegli equivoci che derivano da messaggi troppo lunghi scritti male, o in fretta. Però – però – però.
Adesso stiamo esagerando.
Vengono usati messaggi vocali per dire qualsiasi cosa, alcuni durano pochissimo, col risultato che il messaggio viene trasmesso in quei brevi secondi in cui il cellulare è a metà strada tra scrivania e orecchio. Poi si sentono. Cioè vengono riprodotti dagli altoparlanti, con il risultato che se sono in treno e schiaccio play tutti quelli seduti vicino a me sapranno che la mia amica ha un ritardo di due settimane.

Le chiamate:
Da qualche  mese con W.app è possibile anche chiamare e su questo scriverò solo due cose.
La prima: le chiamate vocali non si sentono. Se vuoi addormentarti con il rumore del vento tra le foglie allora ok, sono una buona soluzione, ma se hai bisogno di telefonare no. Non si sente UN CAZZO!
Seconda cosa: nessuno le usa. Fino ad ora mi ha chiamato 3 volte una zia di secondo grado che non vedo da sei anni. E per sbaglio.

Il contatto che non ha capito come si scrivono i messaggi:
tutti
abbiamo
almeno un contatto
che scrive
in questo modo.
Mi rivolgo a voi
persone
che scrivete
due parole per messaggio,
userò il vostro linguaggio
per essere sicura di
farmi capire:
smettetela
per favore
la vita è già difficile
così.

La mia rubrica sulle gioie e i dolori di whatsApp si conclude, spero di non aver tralasciato nulla.

Ciao!! √√

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7 pensieri su “Whatsapp. 6 inevitabili gioe e dolori √√.

  1. Sono corsa a dare uno sguardo alla mia cartella di immagini: effettivamente fa ridere e inorridire allo stesso tempo ciò che si nasconde solo nei primi dieci elementi ma non me ne separerei mai! :D Per il resto sono d’accordo su TUTTO specialmente l’ultimo punto!!!

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