Tutti abbiamo qualcosa di cui liberarci

E’ un vero peccato che non esista
un modo per fare una radiografia ai sentimenti e alle parole
per scoprire se sono veri.

 

Quando mi sono accorta di non provare più niente per te eravamo in cucina.
Era un lunedì mattina e io ero in pigiama, mentre inzuppavo instancabilmente nel mio caffellatte i biscotti che vedevo sciogliersi lentamente assieme alla mia voglia di cominciare una nuova settimana.
Il sole vomitava la sua luce fredda e spietata in tutta la stanza che pareva, così, l’asettica foto di un catalogo immobiliare.
Una foto con me e te dentro.
Ora come ora, a dirla tutta, non saprei se quella luce sintetica e impietosa provenisse effettivamente dal sole o da te, in splendida forma, come una smagliante icona pop che ha deciso di fare della sua vita una spettacolare performance continua. Nonché di rovinarmi la giornata.
Buongiorno, muori.


E’ un vero peccato che le cose dette e pensate

non si possano prendere, strappare, accartocciare
e gettare al volo nel cestino più vicino.

 

Il momento preciso in cui i miei sentimenti neri che provavo per te si sono dissolti in una nuvola di fumo che è uscita presto dalla finestra me lo ricordo bene.
Stavo versando altro caffè nella mia tazza; non che ne volessi dell’altro, intendiamoci: lo stavo prendendo solo per toglierlo a te nel caso ne avessi voluto.
E distrattamente cercavo il mio segno tra l’oroscopo di un Vanity Fair vecchio settimane.
Poi arriva l’illuminazione.
Così, dal nulla.
La conversione
Se io non vado sulla via di Damasco la via di Damasco viene da me.
Niente più odio, rancore, rabbia, frustrazione.
Mi fermo, perché mi sento improvvisamente più leggera.
Ma di molto.
L’odio peserà parecchio.
E’ svanito tutto senza un motivo, io che di motivi invece ne potevo usare tanti per trattenerlo ancora dentro di me.


E’ un vero peccato che io non sia una stronza bastarda

e che quindi non userò nulla di quello che so su di te per
rovinarti la vita una volta per tutte.
E lo sai che di te so molte cose.

Me le hai dette tutte tu.

 

Delle parole che hai detto quella mattina non ne ho sentita nessuna, a differenza di tutte quelle persone che a un certo punto hanno deciso di affollare la stanza mentre io ero ancora assonnata e stanca, ma ci scommetto che le frasi uscite dalla tua bocca bugiarda saranno state quelle solite stronzate impacchettate e lucide che vendi caro alla gente, e la gente le compra credendo pure di star facendo un grosso affare.

Comunque sia adesso è tabula rasa, non riesco a perdonarti ma nemmeno a odiarti. Non ti vedo da molto tempo e non ne sento il bisogno.
La cosa strana, la cosa che è ancora tutta da capire, di questa storia è che da un momento all’altro un tumulto di cattivi sentimenti si è dissolto per non tornare più.
Indolore e automatico, come lo scatto  che ti immortala mentre sei seduto, in posa, in una cabina delle fototessere.

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11 pensieri su “Tutti abbiamo qualcosa di cui liberarci

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