Non preoccuparti cara, non hai mica bruciato la birra?

Due tette mi hanno ispirato per questo post.
Ma non due tette qualsiasi, normali, no! Un paio di tette appuntite.

Ignara di quello che sarebbe successo di li a poco, stavo facendo zapping comodamente avvolta in strati e strati di pile sul divano di casa mia quando ecco che mi ritrovo difronte a uno spezzone di un film anni 5o (di cui ovviamente non ricocordo il titolo) e resto ipnotizzata dalle tette appuntite del personaggio femminile.
A questo punto, non riuscendo a capirne il motivo, inizio a formulare disparate ipotesi, che non sto qui a dire, sul perché di quella strana malformazione fisica, ma appena sulla scena compaiono altre donne con il seno altrettanto puntuto comincio a pensare che c’è qualcosa che non va.
(In effetti, in tutta sincerità,  prima di cominciare a pensare che c’è qualcosa che non va mi abbandono prima a profonde riflessioni su possibili lesioni, ferite e accecamenti inferti ai vari partner nei momenti privati.)
E niente, dicevo, comincio a pensare che deve esserci qualcosa sotto.
Sotto le loro magliette intendo.
E infatti non mi sbagliavo: ecco cosa ho trovato grazie al caro google in merito ai reggiseni anni 50.

Il seno perfetto è quello che entra in un cono gelato.

Il seno perfetto è quello che entra in un cono gelato [Ndr] .

Cioè, roba che nemmeno Xena la principessa guerriera.
Manco a partire per le crociate.
E niente, a quanto pare questo era il modello di seno ideale negli anni 50.

• Comunque, per la serie “il navigar m’è dolce in questo mare”, è andata a finire che da un banale (in realtà non troppo) reggiseno sia sbarcata a tutta una serie di immagini relative alla pubblicità negli anni 50.
Devo ammettere che è stato molto divertente.
Ma talvolta anche inquietante. Comunque ora vi posto un po’ di cosette che ho trovato. Non vi aspettate grossi elenchi però: non coltivate aspettative che poi restate delusi e piangete.
Anzi, restate delusi, scappate in camera vostra sbattendo la porta urlando “nessuno mi capisce” e poi piangete.

N 1) I REUMATISMI NON MI FANNO PIù PAURA:

fotoromanzo62B

Un coprispalle per combattere la paura dei reumatismi. Ma soprattutto per riacquistare la salute e poter svolgere così i lavori di casa… anche i più pesanti!
Non sia mai che per un mal di schiena non si passi l’aspirapolvere, vergogna!

N 2) UN DENTIFRICIO PER ESSERE LA STAR DELLA FESTA:

pubblicit_1_colgate_anni_50

Cosa dire del dramma di Lilly? costretta a fare da tappezzeria durante una festa a causa della sua tremenda alitosi? (O forse a causa della carie, non si capisce bene.)
Così tremenda che gli uomini si danno addirittura un gran da fare per evitarla.
Ora immaginate questo fuggi-fuggi di gente che scappa via non appena vede la poveretta avvicinarsi. Chi si nasconde dietro le tende, chi sotto al tavolo, chi improvvisa un attacco di diarrea fulminante, chi si allontana  fingendo di aver ricevuto una telefonata importante.
Ah, no, i telefoni cellulare non esistevano ancora.
Tuttavia, almeno aveva il buffet assicurato (e non so se mi spiego).

N 3)DEVO AMMETTERE, PERò, CHE LA PUBBLICITà PIù STRANA ED INQUIETANTE è QUELLA DI UNA CRAVATTA. QUESTA QUI: 

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Un tizio con indosso camicia e cravatta è steso in quello che sembrerebbe un letto.
Fin qui, a parte il suo taglio di capelli, nulla di strano.
Ma ecco che ai piedi del letto-divano-o chi per esso compare una donna in vestaglia e pantofoline inginocchiata verso di lui completamente adorante.
Roba che manco a Lourdes.
Come se ciò non bastasse vediamo che gli ha portato la colazione su un bel vassoio. Pure abbondante eh.
“Mostrale che questo è  un mondo fatto per gli uomini”.
Una cravatta per farsi rispettare, adorare, servire e riverire dalla propria donna. Ora i fatti stanno così: o erano idioti i signori uomini ad abboccare a tutta questa faccenda della cravatta magica, o erano idiote le signore donne cui bastava poco per cadere in un trance adorante nei confronti del proprio uomo, o la cravatta era effettivamente magica. Penso che (quasi) tutti conosciamo la risposta esatta. Esatta quanto triste.

N 4) LA MIA PREFERITA:
Non preoccuparti cara, non hai mica bruciato la birra?

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Vai, vai. Vai a comprare due nachos che io sciolgo il formaggio e la serata è risolta

N 5) UN’ALITATA IN FACCIA PER ATTESTARE LA TUA VIRILITà.
tripalet-vintage-advertising

“Soffiale in volto e lei ti seguirà ovunque”
Certo, certo.

In effetti le pubblicità delle sigarette erano piuttosto strane. O meglio, ad oggi ci sembrano piuttosto strane, per non dire controproducenti.
A parte il fatto che (forse) se ne ignorava la pericolosità, ma si sceglievano particolari testimonial proprio al fine di dimostrare che, anzi, fumare tre o quattro sigarette al giorno fosse cosa buona e giusta.
“Molti scienziati ed educatori fumano le sigarette Kent”
“Molti medici fumano le Camel più di ogni altra sigaretta!”
“I dottori dicono: le Lucky Strike sono le meno irritanti”
“la morbidezza di queste sigarette non mi provoca irritazioni alla gola” recitava un famoso testimonial-soprano (Camel)
Ancora, la Marlboro aveva come testimonial un fantastico bimbo che pregava sua madre di fumare una sigaretta prima che lo sgridasse, oppure semplicemente la invitava a gustarsene una:

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Ho trovato molte altre immagini, ma ho postato quelle che mi hanno colpita di più.
Però la scoperta più inquietante (oltre alla pubblicità della cravatta) è stato il video di questo spot  che pubblicizza un sapone per il bucato.
Vi prego guardatelo! E scoprite perché il vostro ragazzo vi da un bacio!

NOTA DI FINE POST:
– le pubblicità qui inserite dovrebbero essere degli anni ’50  e spero di non aver commesso sviste/errori/falsi storici ecc..
– so benissimo che per lo smodato uso iniziale della parola “tette” riceverò molte visualizzazioni.
A questo punto: culo, culo, culo, kamasutra illustrato, nudità è libertà!,
culo, tette tettissime!  

 

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13 pensieri su “Non preoccuparti cara, non hai mica bruciato la birra?

  1. Non commento quella della cravatta perché poi non è più finita. Ma i reggiseni a punta? Signori miei i reggiseni a PUNTA?!? Sono sicura che mi aiuteranno a tirarmi su di morale nei momenti di depressione. E poi bo sconvolta da quella della Marlboro con il bimbo.

  2. A vederle oggi sembrano cose ridicole e giunte da altri pianeti, ma all’epoca dovettero essere veramente rivoluzionarie… ecco il reggiseno a punta avrà reso felice molte donne (che per emulazione, penso ad es. a Sofia Loren, lo avranno indossato) e molti uomini…
    C’è stato un momento in cui la pubblicità (proprio negli anni Cinquanta) per risorgere dalle ceneri della guerra ha proposto di tutto e bisogna considerare che prima non c’era stato molto; non è come oggi che c’è un’indigestione assurda di ogni sorta di prodotto. Se pensi che sul tema hanno fatto la bella serie Mad Men che raccoglie tutta la filosofia che si racchiudeva dentro! allora dovettero essere in quel tempo molto avanti…
    Certo però, la cravatta a letto e la moglie accucciata…è (ed era) inguardabile!

  3. Sembra che non è cambiato niente nelle pubblicità, soltanto che oggi se sono maschiliste qualcuno lo dice. Ah certo poi è cambiata anche un’altra cosa: i soggetti non sono più disegni ma persone reali (o photoshoppate). Infatti pochi giorni fa ho letto un articolo sulle pubblicità contro le donne, date un’occhiata: http://lilimadeleine.com/2013/01/21/cracco-gq-la-censura-e-la-questione-pubblicita-offensive-per-le-donne/

  4. Attirato dal fatto che non ti leggevo da tempo… beh, negli anni ’50-’60 tutto era possibile, anche l’abusivismo edilizio ed il boom economico: non vedo perchè ci fosse da stupirsi :D
    Detto questo,
    sempre un piacere, Ironica ;)

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