Borghese a chi?

Da molti anni a questa parte convivo con la paura- che ormai è diventata una fisima, una di quelle cose da rendermi quasi fanatica e molto molto irrazionale- che col tempo io possa diventare borghese.
Detto questo, in primo luogo, il mio terrore presuppone il fatto che attualmente io non lo sia o, almeno, creda di non esserlo; in secondo luogo mi sembra abbastanza dovuto spiegare -non senza ironia- cosa io intenda per tale termine, dal momento che- da quanto ho capito- la parola borghese (parola che da adesso in poi scriverò semplicemente B.) contiene in se molteplici accezioni e significati.
Tralasciando (furbescamente ed agilmete come se nulla fosse) le radici e la nascita di questa parola e tralasciando quindi (non meno furbescamente e non con meno nonchalnce) vicende storiche che hanno a che fare col basso medioevo, passando per i roghi stregoneschi del ‘4-500, per la russia zarista, fino ad arrivare alla Rivoluzione Industriale, giungiamo direttamente all’accezione negativa del termine, quella che io temo e che considero l’anticristo.

Per me, è B. tutto quello che è così fortemente legato alle consuetudini e alle tradizioni da non voler nemmeno tentare un’apertura anche minima -o un confronto- con realtà diverse per paura che un ideale equilibrio di tranquillità, stabilità ed accettazione possa essere sconvolto, turbato e scaraventato nell’incertezza e nella relatività (concetto, questo, che invece trovo  bellissimo).
I B. verso la fine dell’800 e la prima metà del ‘900, da quanto ho capito in questi lunghi anni di studio, non facevano altro durante la loro vita che andare a mostre e scandalizzarsi.
Amavano passare il tempo così, a guardar quadri e portarsi una mano alla bocca esclamando MON DIEU! (esclamazione che suonava poco chiara, inoltre, proprio perchè avevano la bocca coperta dalle loro stesse mani, ma si ostinavano a pronunciare).
Da Courbet in poi ogni quadro fece molto scalpore, perchè a scalpitare erano i B.

Altra cosa che associo all’accezione negativa di B. è la domenica mattina.
In particolare, la domenica mattina a spasso nelle piccole, indisturbate e quiete cittadine. In questa occasione, infatti, e non so perchè ma fateci caso è così, pare che tutti si conoscano e per questo trovano giusto osservarsi vicendevolmente da ogni angolazione, per poi tornare a casa e trarre le proprie conclusioni sul soprabito che indossava sul Corso la moglie del cugino del cognato del proprio vicino di casa, o riguardo al cappello di forma quasi cilindrica portato con firezza da quella donna che tutti dicono essere l’amante del proprietario del negozio di alimentari di via Roma.
In ogni città infatti c’è sempre una Via Roma, e c’è sempre qualcuno che è l’amante di qualcun’ altro e tutti lo sanno, tranne suo marito o sua moglie.

Altra cosa che associo all’accezione negativa di B. è l’ipocrisia.
O meglio, il voler mantenere a tutti costi buoni rapporti con gente che in fin dei conti non si sopprta, ma che il buon costume impone di invitare a party di vario tipo e ricorrenze inutili, secondo un cerimoniale dal codice perverso ed infimo per cui è bello fare salotto, non fa niente se poi a fine serata ognuno sputa veleno contro che gli era seduto accanto.

Per tutta questa serie di motivi, non voglio diventare B.
Preferisco oscillare tra l’essere un po’ popolana e un po’ aristocratica (cosa avrò voluto dire con ciò? boh! ), ma la borghesia lasciamola al XIXsecolo.

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13 pensieri su “Borghese a chi?

  1. Io in parte lo sono, nel senso che spesso non voglio uscire dai miei principi (se principi possiamo chiamarli, ma non mi veniva una parola più corretta) per paura di trovarmi nel caos. Per le altre cose, naaaaa! La domenica mattina si dorme beatamente e le persone che non mi piacciono possono restarsene dove sono!

  2. Ciao bellissima! Scusa se in questo periodo ho commentato poco e mi sono fatta sentire poco, adesso sono tornata! *posa da boss* Anyway, più leggevo e più vedevo i miei nonni, mia madre e altra buona parte della mia famiglia… anche io avevo il terrore di diventare B ma in questi anni ho abbassato le difese e ahimè, sono stata contagiata.. non so se essermene resa conto possa essere d’aiuto per guarire, chi vivrà vedrà. Ad ogni modo, se vuoi io ho una ricetta per te: libri, film (di TUTTI i generi), musica, musei e appena la gente inizia a spettegolare tu scappa! scappa scappa scappa! xD

    • ahahaha grande!! anche io più vedo, più faccio e più ho paura!! ….e a dire il vero anche io ho un po’ abbassato le difese, principalmente per pigrizia, e poi col tempo vari ed eventuali impeti adolescenziali si sono andati stemperando…però ciò non mi impedisce di essere (o almeno faccio di tutto per essere) fedele ai miei principi. però diciamo che mi sono “ammorbidita”…. :)
      ps: figurati, col pc in riparazione la latitante sono stata io!!! :D un bacio!

  3. Una noia mortale diventare B.

    E’ curioso come anche in una città ci si ritrovi appiccicati addosso il concetto di “paese” dove tutti sanno di tutto su di tutti. Proprio per rincorrere l’anonimato, la privacy, la quiete… il quieto vivere, scappi dalla campagna, come me, per rifugiarti in quel caotico mondo cittadino. E ti ritrovi in un nuovo paesello. Aspetto socialmente confortante ma tremendamente inquietante.

    Vie di fuga?

    Forse sono proprio le tanto ficcanasi persone… circondarsi di persone con cui puoi danzare nella ritmica dei rapporti sociali, senza rimanervi invischiati… miracolo? utopia? Forse…

    L’importante è conservarsi quella sorta di indipendenza dello spirito che non si annoia mai, rifuggendo la noia, rifuggendo B,

    Oggi mi sento molto anti-B.

    Buona giornata ;)

    • concordo con la tua visione di via di fuga!
      anche perchè in questo modo si crea, come dire?, una sorta di situazione dialettica per cui pur essendo te stesso puoi godere della visione e della conoscenza di un’altra realtà.
      (senza abusarne però! ahaha)
      miracolo? utopia? soluzione?
      io direi di si.
      Ciao! :)

  4. Fare cose da B. senza esserlo… questa convinzione ho maturato con l’età (che non è poi così avanzata!). Tenere alle proprie tradizioni, conoscerle e rispettarle secondo me è salutare, credere che siano le uniche al momdo è da B. e bigotti. Passeggiare la domenica mattina in centro per assaporare, notare e condividere i diversi colori e la varietà della gente è secondo me divertente, fare del gossip fine a se stesso può essere comunque divertente ma è sicuramente B. e poco intelligente. Saper usare la diplomazia nelle situazioni “social” è ancora, secondo me, indice di intelligenza e ti permette di difendere il tuo punto di vista e di prendere una posizione anche “contro” ma con chiarezza. Concordo con Johndscripts, viviamo i rapporti sociali senza rimanerne invischiati ma avendo sempre presente chi e come vogliamo essere. Si può fare!! Buona serata.

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