Come andarono veramente le cose il giorno del mio fatidico SI. [Ogni riferimento a fatti e persone NON è puramente casuale]

Nessuno lo sa ma io a 16 anni mi sono sposata.
Senza fede,  senza testimoni, in una strada della mia città, mentre ero seduta su una panchina.
Visto che -facendo brillantemente due calcoli- è da sei anni che ho un matrimonio alle spalle e -come dicevo- nessuno lo sa, è arrivato il momento di aprire il mio cuore, fare spazio alla memoria e confessare come andarono realmente i fatti quel giorno in cui io e il mio ragazzo di allora (che è anche il mio ragazzo di oggi) legammo sinceramente (?) i nostri destini.

Cominciamo.

In una stradina del centro io e il mio ragazzo ce ne stavamo belli, felici e più sedicenni che mai, seduti su una panchina, una di quelle senza schienale (dettaglio irrilevante, a dire il vero). Precisamente, se proprio devo dire tutto tutto e raccontare per filo e per segno come andarono veramente le cose quel giorno, confesso! cheio ero seduta in braccio a lui e stavamo parlando di vari fatti…sono quasi convinta che i fati in questione facessero parte della categoria del tipo miamimaquantomiami  e io ero vestita di bianco (dettaglio -forse- non irrilevante): maglietta bianca, gonna bianca e scarpe arancioni a pois fucsia.
Il mio gusto nel vestire devo ammettere che si è affinato col tempo.
Ma cosa intenda io per “AFFINARE” è un concetto del tutto relativo che non potrei nè misurare nè spiegare a parole, specialmente in questa sede…magari un giorno provvederò a postare delle foto dei miei vestiti appesi nell’armadio, per adesso però queste sono cose che non ci interessano.
E niente a un certo punto si avvicina un tizio. Mi sa che era un clochard o semplicemente riusciva addirittura a vestirsi peggio di me. Ad ogni modo si ferma e ci fissa. Noi sempre seduti.
Silenzio.
Le mie scarpe a Pois.
Gli occhiali del mio ragazzo.
Ancora silenzio.

“Siete fidanzati?” fa lui.
“Si” in coro, noi.
“Tu come ti chiami?” Dice indicando la mia dolce metà.
“Tizio” Risponde il mio ragazzo (dicendo il suo vero nome, ovviamente).
“E tu?”
“Ironiaprimaditutto” faccio io (dicendo il mio vero nome)

e lui a questo punto pronuncia le testuali parole.
“Vuoi tu Tizio prendere la qui presente Ironiaprimaditutto come tua sposa?”
“Si!”
“Vuoi tu Ironiaprimaditutto prendere il qui presente Tizio come tuo sposo?”
Ancora le mie scarpe a pois.
“Si!”

“Allora io vi dichiaro: Marito e Moglie! Lo sposo può baciare la sposa”
Ci baciammo. Davanti a quel tizio.

Ecco come sono andate veramente le cose.
Anche se non so quanto valore abbia il mio matrimonio, quello che vi ho raccontato è tutto vero. Niente di inventato.
Ah, il tizio fece anche una sorta di benedizione con le mani.

Bene, cari amici.
Penso di aver detto tutto.
Cosa darei per vedere le vostre facce mentre leggete questo post.

Non separi l’uomo ciò che Dio ha unito,
Ciao!

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35 pensieri su “Come andarono veramente le cose il giorno del mio fatidico SI. [Ogni riferimento a fatti e persone NON è puramente casuale]

  1. decisamente meglio un matrimonio così che tutta quella cosa lunga e pallosa fatta in chiesa, con gli anelli, fotografo, abito bianco, la mamma che piange le cascate del niagara, e, la cosa più triste di tutte, quelle maledette firme su un registro del comune.
    davvero molto originale, fortunati voi che potete amarvi liberamente senza aver dovuto mettere ste due firme sul registro! yeah :D

  2. non vorrei fare la sconciagiochi ma a meno che tu e lui non viviate insieme e tu non abbia raccolto calzini e lavato mutande (e anche se fosse un tipo ordinato fidati che in 24 h qualcosa di sbagliato la troveresti) direi che non lo si può definire vero matrimonio.
    xD

    • mmm no, non viviamo insieme…..calzini e mutande li ho raccolti e anche lavati, ma è successo pochissime volte. quindi secondo la tua ipotesi nulla di fatto. Povero sacerdote-clochard, ci credeva così tanto!!

      :P

      • almeno è sincero si è palesato nella sua natura di uomo fin da subito. il mio era perfetto prima della convivenza. anzi non era fu!

  3. carinissimi :D
    la mia faccia era così O.O quando ho letto che a 16 anni ti sei sposata
    così *.* quando ho letto come
    così X°°°D x le scarpe arancioni a pois fucsia e x il “prete”

  4. Io sono fermamente convinta che certe cose non succedano per caso :D
    Intanto, auguri, un po’ in ritardo ma..Meglio tardi che mai!
    La cosa che mi ha scoinvolto di più pero’ è la seguente..
    LE SCARPE A POIS.
    Cazzarola Ironia ma io quelle scarpe le voglio vedere!
    Dimmi che ancora le hai! O che hai una foto!
    O un monumento!
    O che ne so io!!!
    :D

  5. Pingback: Letture da fine settimana | ruadellestelle

  6. Ahahah fantastico!! e concordo con chi ha detto che quello probabilmente è stato un segno del destino….
    …..o magari semplicemente un clochard particolarmente in vena di scherzi! ;) ma mi hai strappato un gran sorriso, specialmente per le scarpe FA-VO-LO-SE con le quale ti sei “sposata”! :)

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