Le pastarelle della discordia

Io sono cresciuta e vivo in una casa in cui le cose, a colazione,  finiscono.
Senza pietà.
La sera, ad esempio, se si compra un pacco di biscotti te lo devi godere finchè sei in tempo, nella piena coscienza che con ogni probabilità, quel pacco non sopravviverà alla mattina successiva.
Stoicismo. Misto ad epicureismo.
Un sera preparai tutta contenta un dolce per la colazione.
Quando mi svegliai ebbi il piacere di trovare solo la teglia sporca e qualche briciola sparsa sulla tovaglia.

Bene. Quanto sopra è indispensabile per comprendere il clima in cui i dolci, dolcini e dolcetti vengono consumati (divorati) in casa mia.
Quindi veniamo al post.

                                            LE PASTARELLE DELLA DISCORDIA

Ogni domenica, o quasi, mio padre è solito comprare un vassoio di pastarelle per il dopo pranzo. Fin qui niente di male, anzi, un plauso al suo nobile, gentile e generoso pensiero. Le pastarelle danno allegria, fanno Famiglia!
Ogni volta che però, speranzosi e radunati in un piccolo capannello, ci accingiamo a scartare il vassoio, sembrando degli archeologi che stanno per scoprire una piramide nascosta tra le dune dopo anni di studi, ricerche e fatiche, dicevo ogni volta che scartiamo il vassoio è SEMPRE LA SOLITA VECCHIA SCENA:
il tripudio dell’anonimato e della reiterazione si palesa ai nostri occhi:
seette-otto dolci UGUALI sono morbidamente adagiati sul vassoio bianco, coperti di zucchero a velo e farciti di crema giallina. Sono dolci molto anonimi ed essendo uguali, la loro condizione di anonimato si esalta ancor di più.
Fin qui, nulla di male. Se solo non ci fosse al centro LUI, IL DIVERSO:
un dolce più grande degli altri, a più strati e al cioccolato. Tornito, rigonfio, trionfante domina il suo esercito di dolcetti anonimi come un sovrano succulento. In un attimo le manacce avide mie e dei miei fratelli si affollano sul Re del Vassoio, accompanate da urla sovrumane e scatti animaleschi.
Uno solo vincerà questa sfida. E ogni domenica sono aperte le scommesse.

Perchè mio padre ci sottoponga a questa pratica sadica ancora non l’ho capito, lui si giustifica ogni volta dicendo che “Quello” era l’ultimo rimasto in pasticceria. Io non so se crederci, anche perchè  mi sembra un po’ strano che negli ultimi 22 anni a questa parte, ogni volta che entra  in una pasticceria gli si presenta sempre, puntualmente, la stessa situazione.

Dal mio canto, continuerò a lottare per accaparrarmi il dolce diverso,anche se- devo ammettere- non è che poi mi piaccia così tanto!

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18 pensieri su “Le pastarelle della discordia

  1. …e alla fine, ne rimarrà solo uno! XD
    Il tuo post fa troppo Highlander!!!

    Mah, io la tradizione delle pasterelle, come le chiami tu, del dopo pranzo domenicale non l’ho mai avuta e di solito i dolci durano anche qualche giorno a casa mia…
    …Invece il caffè no. Il problema del caffè nel covo stregonesco è molto simile a quello delle tue pasterelle, infatti…

    Hai tutta la mia comprensione. ^^

  2. hahahahaha “Il diverso”!!!! I nostri sono divisi a squadre “tre babba” “tre crema” “tre cioccolato”ecc…ma si finisce a guardare il primo che riesce a sbloccarsi dalla sensazione di rubare il più buono all’altro… Esempio, noi viviamo tutti per i babbà e alla fine, siamo in nove a tavola e su 3 babbà ne rimane sempre uno, che non si osa toccare!!hahahahaha

  3. A casa mia i vassoi hanno pastine in genere diverse, ma si fa praticamente a bòtte per garantirsi la prelibatezza preferita… e i miei restano sempre a mangiare i cannoli (per spirito di sacrificio o per lentezza ,non ho mai ben capito) perchè sono quelli che piacciono di meno!
    Ogni famiglia, comunque, è simile… e qualcuno come sempre deve cedere!
    MMMMMM che voglia di pastine mi hai fatto venireeeeee!!!!

  4. La vera gara però è sui bignè. Voglio dire che il fuoriclasse sa bene che si può mollare la pasta più grande per un esercito di bignè. Come sacrificare un cavallo o una torre a scacchi per cinque o sei pedoni….. pensaci su e vedrai che lo freghi il babbo maialone…

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