Piangiamoci addosso

Non capisco che piacere ci provino alcune tipologie di persone a piangersi perennemente addosso non soltanto in solitudine, ma anche quando sono immezzo agli altri.
Io ne conosco almeno cinque o sei che si dedicano con perizia assoluta a questa attività.
E ho notato che PROPRIO amano intrattenere discorsi al cui centro stanno loro e le loro infinite, profonde, irrimediabili sciagure che li tormentano da una vita intera, che mai si placano e mai si placheranno.

Il mondo è cattivo (ma a quanto pare solo con loro
eh!), tutti li perseguitano allegramente senza motivo con il forcone ardente dell’invidia e della crudeltà gratuita e la sfortuna gli aleggia mortifera sulla testa come un’aureola molesta e incombente.

Se li incontri ad una festa di carnevale o in un qualsiasi contesto che dovrebbe essere di contentezza e felicità, non avere speranza di farti una risata in loro compagnia (a meno che non sia un sorriso di solidarietà tormentata): si può star certi, infatti, che quella sarà l’occasione migliore in cui vorrano fare sfoggio del mantra infinito e ammorbante dei guai che hanno passato.
Oppure, ancora peggio, non dicono proprio niente. 
Si limitano a guardarti, così, con aria afflitta e sconsolata aspettando una tua domanda piena di commiserazione, empatia e spirito tragico.
Oppure, se (purtroppo per loro) non hanno passato guai o ricordano con te vecchie glorie di guai passati oppure ti informano sui flagelli di sfiga che si sono abbattuti su Tizio o su Caio.  (Una botta di vitalità, giovinezza e brio, insomma!)
Al che, tu vorresti dirgli con molta tranquillità “si, ma in Africa muoiono di fame e di sete, che sarà mai se a te hanno spostato la data dell’esame?”
però non lo fai per paura  di causare un attacco di pianto isterico, misto a tic nervosi, momentanea perdita delle facoltà mentali nonchè crisi di identità più o meno serie.

Quindi ascolti. Oppure fai finta di ascoltare.
Però forse ascoltare è la soluzione più appropriata.
Almeno dopo avrai più dettagli per prendere in giro il povero perseguitato!

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41 pensieri su “Piangiamoci addosso

  1. beh sì, leggendo la frase conclusiva mi ci sono ritrovata e mi sono anche sentita parecchio in colpa. però che colpa può avere una persona che ride delle disgrazie altrui?eh? ehm…
    tanti auguri, buon inizio d’anno:)

  2. ne conosco così tante che ci potrei riempire uno stadio… e puntualmente le evito, mi nascondo, faccio finta di non riconoscerli, annuisco e sorrido pietosamente pensato ad altro per non essere risucchiata nel loro vortice di noia e disperazione!

    • io ne conosco pochi per fortuna, però si..a volte immagino di prenderei una dei quelle trombette da stadio, farla suonare suonare -mentre stanno parlando- e coinvolgerei tutti in un grande trenino al ritmo di brigitte bardot… così, giusto per contrastare quel morbo tristissimo!!

  3. Beh… io vado a periodi… come con la cioccolata: ci sono periodi in cui mi piango addosso, altri periodi in cui sollevo il mondo con un dito…
    Ma piangersi addosso non cambia le cose e a volte è proprio controproducente!

    • a tutti capita di piangersi addosso è una cosa inevitabile..però, dico io, perchè coinvolgere gli altri e soprattutto nelle occasioni più disparate!? (questo, veramente, è uno di quei misteri della vita che vorrei tanto capire) :D

  4. Quando però ti guardano afflitti con l’aria sconsolata, è il caso di darsela a gambe levate… potrebbe essere un’esperienza devastante… anche se poi dopo però ti senti l’uomo più felice del mondo!!!

  5. “Si ma però…. che vita grama che grama vita!” è la frase che talvolta salta fuori quando ci prendiamo in giro fra amiche, soprattutto quando una parte con la bambola del “l’universo è contro di me!”…. un po’ stiamo a sentire che “se fanno sciopero lo fanno quando IO (solo lei) devo andare a Firenze” oppure “i saldi ci sono sempre quando non ci sono più le cose che mi piacciono!” poi però la zittiamo con battute ironiche dl tipo “certo è vero, sei così sfigata che a natale a te hanno regalato un pc della Apple e a me un paio di maglie/cuffie/trucchi!” oppure con frasi tipo “hai ragione, la tua sfiga è comparabile solo alla nostra!” e qui parte solitamente il “fanculo” reciproco e tutto si risolve in una risata…

    ok, credo di aver scritto un post invece di un commento xD scusa!

  6. e qualunque problema, malattia, guaio di altri essere umani e disumani é una quisquilia rispetto ai loro immaginari drammi esistenziali. come soffrono loro, nessuna mai!! :-)

  7. L’espressione del “parlami, ti prego domandami” è difficile da confondere ma i più bravi lo sanno fare, ti attirano con un falso nuovo ottimismo…fuggite è la fine, se diventano capaci di fingersi sereni e non hanno neanche l’educazione di farsi riconoscere per quelli che sono (dei rompi c****) ti ritroverai in un angolo coperto di sciagure e pregherai perchè un dissennatore ti porti via ogni residuo di umana coscienza…E parliamo del fatto che ti ritrovi con un buffo senso di pietà che ti impedisce di dirgli “alza il sedere dalla sedia che magari qualcosa ti cambia”, come fanno a impedirci anche questo?

    • ahahahahaaa forse ci riescono perchè in realtà sono loro dei dissennatori sotto mentite spoglie!!! oddio, ora ogni volta che ci avrò a che fare penserò a questo!!! e mi inquieterà non poco!!! (ma nel frattempo imparerò ad invocare il mio patronus!!!) :D

  8. Quando si suol dire “L’anima della festa!”
    Purtroppo ‘ste persone nel dolore ci sguazzano.
    Alla fine è la cosa più facile da fare, è diciamo “sicura”.
    Quello che non capiscono è che tu, persona allegra e sorridente, non ci vuoi sguazzare!
    E attaccare pipponi infiniti sulle disavventure fa sì che veramente la gente ti detesti.
    Io quand’è ascolto, ovvio che ascolto, ma poi due, tre frecciatine le devo lanciare sennò non sono contenta!!
    E quando vedi che quelle povere anime pie sciagurate si scaldano in un attimo diventando davvero il diavolo in persona con tanto di forcone, godo come una matta :D

    • oddiioooo i pipponi infiniti!!! che poi non fanno altro che auto-tirarsi le sciagure addosso
      il che determina un circolo vizioso di lacrime e dolore infinito e inconsolabile….
      Croce e delizia dei poveri sfortunati! (in più queste persone hanno sempre delle scarpe brutte, ho notato…dettaglio irrilevante, lo so) :)

  9. Una miscela tra esibizionismo e vittimismo.
    In vari occasioni per educazione mi sono assorbita le storie della loro vita perchè ho “paura” che ci rimangono male. La mia voce esterna riponde continuamente Si….. Si…. ci credo… mi dispiace…. ecc…. la mia voce interna all’inizio del racconto si dispiace, ma quando iniziano con i particolari, è la fine!!! Tipo quando ti descrivono l’ospedale, la stanza precisa e la direzione del letto. Ti viene spontaneo dire, ma chi c**** se ne frega!! ;)
    Ciao Rory

  10. Fantastico! è vero che a volte aspettano in silenzio che tu gli dica qualcosa….in qualche occasione devo esser sincera mi son ben guardata dal farlo… ho fatto la gnorri… :P

  11. E vogliamo commentare quando il povero sfortunato (anche noto come “Il salice piangente”) finge di essere interessato a te e ai tuoi problemi, per poi iniziare a piangersi addosso? E quando comunichi che il rapporto tra voi è inesistente perché non ti interessa di quanto sia brutta la vita quando piove e ti si rompe un tacco, scatta la tragedia greca?
    Però in fondo amo queste persone, fanno alzare l’autostima.

    Ti saluto con un pat-pat sulla spalla e un’espressione degna di Barbara d’Urso nei suoi momenti migliori! xD

    • Salice piangente è molto poetico ed azzeccato!.. io penso che si esercitino in qualche modo, tipo fanno la prova-espressione avanti allo specchio di casa per vedere quale potrebbe suscitare più compassione o quale faccia sembra più (falsamente) incuriosita dai tuoi problemi…

      Per la pacca degna della D’urso, io ricambio con una frase di saluto degno di Luca Giurato nei suoi momenti peggiori! :D

  12. Divertentissimo… a questo proposito io invece avevo inventato una finta piece teatrale chiamata “I consolatori”, che metteva in luce anche chi era in ombra: ovvero tutta la serie di casi umani che, da brave balie, nutrono l’ego di codesti piangitori di professione, facendo capannella intorno allo sfortunello… Li abituano così bene che poi quando capita a te, ti tocca solo scappare… Non calcolando ovviamente che qualsiasi festa gioiosa, come hai già evidenziato tu, deve fermare ogni attività tipo lutto nazionale… Guai altrimenti!

    • il capannello non può mai mancare, è vero!! è quello il punto di partenza di tutto!! “Gli assecondatori”!!! immagino una possibile messa in scena di questa tua piece…secondo me sarebbe divertentissma…recitata magari con tutta l’esasperazione del caso…! (e io sarei di sicuro a ridermela tra il pubblico) :).

  13. Non ho problemi a dirti che sono una di quelle persone. Mi è successo di fare così e comunque avverto a periodi quella sensazione, che costantemente devo combattere, per non essere io il punto di depressione gravitazionale del giorno.
    Posso cercare di spiegarti i perchè. Banale pura e semplice richiesta di attenzioni.
    Non è qualcosa di ragionato (parlo di me e faccio l’anima in pena così interesserò di certo a qualcuno) ma una sorta di istinto. Da un lato cerchi disperatamente qualcuno che ti stia accanto, dall’altro vuoi non essere insignificante e convincere te stesso di essere rilevante (egocentrismo protettivo se vogliamo). Il risultato è ovviamente catastrofico. Ma per chi è privo di una sufficiente dose si SICUREZZA DI SE e DETERMINAZIONE, che messe insieme fanno la capacità di inseguire ciò che si vuole, questo atteggiamento è la norma. Non si vede in sé altro che fallimento è si è troppo impegnati a guardarsi allo specchio per pensare a ciò che sta intorno.
    La soluzione alla fonte del problema è la fiducia in sé stessi, che da ritrovare è una bella impresa, e offendere la propria INSODDISFAZIONE: sociale, emotiva, sessuale e chi più ne ha più ne metta.

    Assecondarli li farà illudere e crogiolare, evitarli li farà autoconvincere ancora di più della loro impotenza. Potreste aiutarli dicendogli schiettamente questo, senza alcun disprezzo.

    • Ciao! :)
      spero questo post non ti abbia offeso in nessun modo perchè questa non sarebbe assolutamente mia intenzione anche perchè come avrai già capito quasi tutto su questo blog è scritto con ironia e voglia di prendersi un po’ in giro bonariamente.
      La spiegazione che dai al tuo comportamento è molto esaustiva e credibile, però mi chiedo: un atteggiamento del genere non accentua ulteriormente la scontentezza di se che, da quanto ho capito, è già abbastanza presente?
      Non ti carica ancor di più di tristezza è negatività?
      Tutti abbiamo bisogno di conferme e attenzioni e qualcuno che ci stia accanto, hai pienamente ragione!….ma sono sicura che esistono molti altri modi per ricevere attenzioni dal prossimo oltre a questo da me descritto che -sempre secondo me- non fa altro che buttarti giù…è poi molte volte quell’attenzione che ti danno non è vera attenzione, ma commiserazione o perggio ancora consolazioni superficiali.
      La sicurezza e la determinazione, è vero, non tutti le possiedono o meglio non tutti le mettono in pratica….ma non è mai troppo tardi, mai!, per cercare di farlo. Tu sei ‘unica persona su cui potrai veramente contare nei momenti più difficili, è meriti fiducia da parte di te stesso già solo per questo.
      Non è mai troppo tardi per diventare ciò che si vuole, o alemeno provarci.
      Almeno potrai dire “CI HO PROVATO!”, che è molto meglio che dire “potevo…dovevo…volevo”

      Un saluto!

      :)

  14. no macché, io sono d’accordo con te. Lo sarebbero tutti è scontato ma
    “un atteggiamento del genere non accentua ulteriormente la scontentezza di se?”
    si, ecco perchè sono persone così snervanti

    Chi c’è ancora dentro non ci prova neanche a uscirne. E’ un pò come quando devi cominciare la palestra: sai che ti serve, starai meglio con te stesso e avrai raggiunto un risultato, ma temi il primo affronto con il tuo stato attuale (con cui fin ora convivevi e di cui devi duramente liberarti) e inoltre devi avere la motivazione, che sia diversa dal blando “stare meglio” (che tra l’altro è un’aspettativa vuota e non qualcosa che hai già sperimentato)
    Dall’alto è molto più facile, hai imparato a ottenere ciò che vuoi, ovvero come smuovere te stesso in quella direzione. Che si facciano del male ci arrivano. Ma come per le diete ci vuole il coraggio di cominciare. Certo se usassi le stesse parole che hai detto a me E avessi una buona influenza su di un ipotetico lui potresti essere una buona spinta.

  15. Uh, mi fai sentire così in colpa. A mia discolpa, però, posso dire che nessuna delle mie vittime ha mai il coraggio di scherzare sulle mie disgrazie, quando invece sarebbe il modo migliore per riportare l’equilibrio.

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